SVILUPPO SOSTENIBILE

l concetto di sostenibilità è facilmente deducibile: si definisce “sostenibile la gestione di una risorsa se, nota la sua capacità di riproduzione, non si eccede nel suo sfruttamento oltre una determinata soglia.”

Le risorse possono quindi essere classificate naturali artificiali e a loro volta possono essere divise in esauribili o rinnovabili.

Il concetto di sviluppo, secondo una più moderna concezione, inoltre integra nella crescita una serie di fattori non necessariamente economici, quali la salute, l’istruzione, i diritti civili, ecc. in una concezione più ampia, che potrebbe essere genericamente definita “benessere“.

I RIFERIMENTI STORICI DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Probabilmente il primo documento di una certa rilevanza scientifica sul tema dello “Sviluppo Globale” è stato prodotto dal Club di Roma, struttura internazionale di ricerca non ufficiale fondata nel 1968. Il primo rapporto del Club di Roma (1972) intitolato “Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo), aveva ad oggetto l’analisi delle implicazioni sull’ecosistema mondiale dovute al corrente modello di sviluppo e destò altissima eco in tutto il mondo a causa delle allarmanti conclusioni cui arrivava.

Un altro importante documento scientifico è stato pubblicato negli Stati Uniti nel 1980 col titolo “The global Report to the President”, più comunemente conosciuto con il nome di “Global 2000”. Questo documento iniziava con la seguente affermazione: “se continueranno le tendenze attuali, il mondo del 2000 sarà più popolato, più inquinato, meno stabile ecologicamente e più vulnerabile alla distruzione rispetto al mondo in cui ora viviamo. Le gravi difficoltà che riguardano popolazione, risorse ed ambiente progrediscono visibilmente. Nonostante la maggiore produzione mondiale, sotto molti aspetti la popolazione mondiale sarà più povera in futuro di adesso. Per centinaia di migliaia di persone disperatamente povere, le prospettive di disponibilità di cibo e di altre necessità vitali non miglioreranno, per molti aspetti invece peggioreranno. Salvo progressi rivoluzionari della tecnologia, la vita per la maggior parte delle persone sulla Terra sarà più precaria nel 2000 di adesso, a meno che le nazioni del mondo agiscano in maniera decisiva per modificare l’andamento attuale”.

La sintesi migliore del concetto di sviluppo sostenibile è elaborata nel 1987 dalla Commissione Brundtland nel documento conosciuto come “Our Common Future“: “Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri”.

Sulla base di questi principi nel 1992 le Nazioni Unite convocarono a Rio De Janeiro la Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo. La conferenza licenziò tre dichiarazioni di principi, un documento, un impegno solenne e furono sottoscritte due convenzioni.
1. La prima dichiarazione di principio fu la “dichiarazione sull’ambiente e lo sviluppo” che assegnava ad ogni stato il diritto sovrano di seguire proprie politiche nello sfruttamento delle risorse naturali, senza pregiudicare le esigenze delle generazioni future.
2. La seconda è la “dichiarazione dl principio sulle foreste” che afferma l’impegno alla conservazione del patrimonio forestale da parte dei paesi in via di sviluppo, mentre i paesi sviluppati devono limitare le emissioni dannose e fornire assistenza ai paesi in via di sviluppo.
3. La terza dichiarazione riguarda il “fondo mondiale per la protezione dell’ambiente” o Global Environmental Facility (G.E.F.).

A fronte delle tante analisi ed indagini sullo stato di salute del nostro pianeta che la Comunità Scientifica internazionale ha prodotto, diversi Governi hanno stipulato convenzioni internazionali a favore dell’ambiente: l’Agenda 21 (1992), la Carta di Aalborg (1994), la Convenzione Habitat II della Conferenza Mondiale ONU di Istanbul (1996), il trattato sul clima (Kyoto 1998) tutte  tese ad indirizzare l’attuale modello di sviluppo verso la sostenibilità.

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