STATO DELLA NORMATIVA

Gli Stati membri devono far rispettare requisiti minimi di efficienza energetica per gli edifici di nuova costruzione e per quelli già esistenti, provvedere alla certificazione del rendimento energetico nell’edilizia e imporre il controllo periodico delle caldaie e degli impianti di condizionamento.

LA DIRETTIVA EPBD SUL RENDIMENTO ENERGETICO NELL’EDILIZIA (ENERGY PERFORMANCE BUILDING DIRECTIVE) – 2002/91/CE

Rappresenta la prima direttiva europea concernente il rendimento energetico in edilizia.
Obiettivo generale della 2002/91/CE è promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici, e le disposizioni in esso contenute riguardano:
• il quadro generale di una metodologia per il calcolo e l’applicazione dei requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici esistenti e di nuova costruzione;
• l’applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici esistenti di grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni;
• la certificazione energetica degli edifici;
• l’ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d’aria negli edifici.

Tale direttiva è stata integrata dalla nuova Direttiva 2010/31/UE (maggio 2010) sulla prestazione energetica nell’edilizia, che ha i medesimi scopi della precedente ma con integrazioni quali:
• L’adozione di una comune metodologia di calcolo della prestazione energetica;
• Il calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica;
• “Edifici a energia quasi zero”. Gli Stati membri provvedono affinché:
– entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero;
– a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione di proprietà e/o occupati da enti pubblici siano edifici a energia quasi zero;
– elaborano piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero e definiscono politiche e obiettivi, finalizzate a incentivare la trasformazione degli edifici ristrutturati in edifici a energia quasi zero.
• La riqualificazione energetica immobili esistenti.

PIANO D’AZIONE PER L’EFFICIENZA ENERGETICA 2007-2012

Con la Comunicazione della Commissione Piano d’azione per l’efficienza energetica: concretizzare le potenzialitàCOM(2006) 545, la Commissione ha adottato nel 2006 una serie di interventi il cui scopo è giungere ad un miglioramento del 20% dell’efficienza energetica entro il 2020.

L’8 marzo 2011 è stato emanato, per la consultazione, un nuovo Piano per l’efficienza energetica che rivede la strategia adottata poiché, tra gli obiettivi 20-20-20 al 2020, il conseguimento del target del 20% di risparmio di energia primaria rispetto al tendenziale è considerato fortemente a rischio; il trend finora registrato infatti – se confermato – porterà solo al 10% del risparmio rispetto ai consumi del 1990.

La Commissione ritiene che i più consistenti risparmi di energia possano essere realizzati nei seguenti settori:
• terziario (edifici residenziali e commerciali), con un potenziale di riduzione stimato rispettivamente al 27% e al 30%;
• industria manifatturiera, con possibilità di risparmio di circa il 25%;
• trasporti, con una riduzione del consumo stimata al 26%.

Considerata la comune influenza del fattore umano nelle azioni mirate alla riduzione dei consumi di energia, il piano d’azione mira anche a incoraggiare i cittadini a utilizzare l’energia nel modo più razionale possibile, perché l’efficienza energetica non è solo legislazione bensì scelta consapevole dei singoli.

La Commissione europea nel dicembre 2000 ha pubblicato il “Libro Verde verso una Strategia europea per la Sicurezza dell’Approvvigionamento energetico”, per la sola consultazione, e più tardi sotto forma di Comunicazione, nella quale ne ha riassunto i risultati (nel 2001). La sua spinta iniziale risiedeva nella crescente constatazione che l’Unione europea non potesse raggiungere un livello soddisfacente d’indipendenza energetica. Si ammise che, a causa dei cambiamenti climatici e della deregolamentazione del mercato, l’Unione avesse bisogno di una politica energetica nuova e il Libro Verde fu il meccanismo scelto per trattare queste problematiche.

Il Libro Verde:
• considera impossibile raggiungere l’autosufficienza energetica dell’UE;
• valuta un aumento nelle richieste di energia all’interno dell’UE dell’1-2% per anno;
• considera le risorse energetiche dell’UE come limitate;
• ci sono quantità considerevoli di carbone ma il costo di produzione supera di 4-5 volte quello mondiale;
• petrolio – 8 anni di riserve;
• gas naturale – 2% di riserve mondiali (20 anni);
• uranio – 2% di riserve mondiali (40 anni).Il Libro Verde concluse che nessuna alternativa energetica è in grado di soddisfare da sola le necessità dell’Unione, affermando anche che lo spazio di manovra riguardo l’approvvigionamento di energia è ristretto. Esso è il primo Libro dell’UE che ha gestito tutti gli ambiti dell’energia, favorendo l’approvvigionamento da energia rinnovabile senza escludere l’energia nucleare.

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